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Studi· Reportage originale

Giuseppe Flavio e Gesù: torna il dibattito sul Testimonium

Uno studio di Oxford University Press del 2025 sostiene che il passo su Gesù sia autentico e legato a fonti vicine al processo. Altri studiosi lo contestano

30 ottobre 2026 alle ore 13:38
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Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, manoscritto latino del XII secolo (BnF, Latin 8959, via Wikimedia Commons) / Josephus, Jewish Antiquities, 12th-century Latin manuscript (BnF, Latin 8959, via Wikimedia Commons)
Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, manoscritto latino del XII secolo (BnF, Latin 8959, via Wikimedia Commons) / Josephus, Jewish Antiquities, 12th-century Latin manuscript (BnF, Latin 8959, via Wikimedia Commons)

Un passo di poche righe, scritto intorno al 93-94 d.C., torna al centro del confronto tra gli studiosi. È il Testimonium Flavianum, il brano delle Antichità giudaiche (18,63-64) in cui lo storico ebreo Giuseppe Flavio parla di Gesù. Da secoli si discute se sia autentico o ritoccato da copisti cristiani. In questi giorni sui social circola come «nuova analisi» la tesi di un libro pubblicato da Oxford University Press nel 2025: non si tratta di una scoperta di oggi né di un dato acquisito, ma della proposta di un autore, che altri studiosi contestano.

La tesi di Schmidt. Nel libro Josephus and Jesus: New Evidence for the One Called Christ (Oxford University Press, online dal 5 maggio 2025, in stampa da giugno 2025, accesso libero), Thomas C. Schmidt, docente di studi religiosi alla Fairfield University (Stati Uniti), sostiene che il Testimonium sia sostanzialmente opera di Giuseppe Flavio. Secondo l'autore il testo avrebbe perso solo due o tre parole, che sopravvivrebbero in testimoni greci, latini, siriaci, arabi e armeni: la versione siriaca, ad esempio, direbbe che Gesù «era ritenuto» il Cristo, e non che «era» il Cristo. Schmidt si basa anche su un'analisi statistica dello stile, che a suo giudizio corrisponde a quello di Giuseppe Flavio, e osserva che i primi lettori cristiani non leggevano il passo come una professione di fede.

Anano II e il processo. Nella seconda parte Schmidt propone che Giuseppe Flavio conoscesse di persona alcuni dei «primi uomini tra noi» che, secondo il Testimonium, accusarono Gesù. Il candidato più probabile, per l'autore, è il sommo sacerdote Anano II, figlio di Anna e cognato di Caifa, che lo stesso Giuseppe Flavio racconta aver fatto mettere a morte nel 62 Giacomo, «fratello di Gesù detto Cristo» (Antichità giudaiche 20,200). Da qui la conclusione che il passo potrebbe riflettere informazioni vicine al processo.

Le reazioni degli studiosi. Il libro ha riaperto il dibattito:
- Daniel M. Gurtner, nella Religious Studies Review (marzo 2026), lo definisce un lavoro di grande ingegno, che offre motivi per mettere in discussione l'opinione prevalente, ma ritiene una questione aperta se le conclusioni storiche reggeranno.
- Steve Mason, nell'Irish Theological Quarterly (gennaio 2026), giudica da prendere sul serio gli argomenti sull'autenticità, mentre le tesi più eclatanti sugli informatori, a partire da Anano II, a suo avviso non spiegano bene le fonti.
- Daniel R. Schwartz, nel Journal of Jewish Studies (14 ottobre 2026), respinge la tesi: riesaminati gli argomenti di Schmidt, conferma l'opinione prevalente secondo cui il Testimonium è frutto di interventi cristiani, e con essa cade anche l'idea di informatori ebrei all'origine del testo.

Cosa non sappiamo. Non esiste un manoscritto greco con la formula «era ritenuto il Cristo» proposta da Schmidt, e nessuna fonte antica indica Anano II o altri come informatori di Giuseppe Flavio: sono ricostruzioni dell'autore. Il dibattito resta aperto.

Fonti: Oxford University Press, Josephus and Jesus (DOI 10.1093/9780191957697.001.0001), Religious Studies Review, Irish Theological Quarterly, Journal of Jewish Studies.

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Fonte: Oxford University Press

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