Papa Leone XIV, l'esame istologico definitivo: tumore localizzato, non servono altre terapie
Secondo la nota dei medici Carbone e Margaritora l'adenocarcinoma polmonare asportato il 13 ottobre era localizzato e non è necessaria alcuna ulteriore terapia. Dai controlli al Gemelli, la ricostruzione della vicenda e il viaggio in Sudamerica sempre più probabile

L'esame istologico definitivo è arrivato la sera del 21 ottobre, otto giorni dopo l'intervento. In una comunicazione ai giornalisti della Sala Stampa della Santa Sede, il dott. Luigi Carbone e il prof. Stefano Margaritora scrivono: «In data odierna sono stati refertati gli esami istologici definitivi e le indagini di biologia molecolare sul materiale asportato durante l'intervento chirurgico al Santo Padre. Gli esiti hanno confermato che si trattava di un adenocarcinoma polmonare e che la malattia era localizzata. Una successiva valutazione oncologica, ha confermato che non è necessaria alcuna ulteriore terapia» (nota della Sala Stampa).
È la notizia che si attendeva dal giorno dell'operazione: la diagnosi di adenocarcinoma era già nota dal 13 ottobre, ma mancava l'esito degli esami definitivi, da cui dipendevano eventuali cure successive.
Le tappe della vicenda.
11 ottobre. All'Angelus è lo stesso Papa ad annunciarlo: «di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo» (testo dell'Angelus). In serata il portavoce Matteo Bruni precisa che l'intervento è previsto nei primi giorni della settimana successiva.
12 ottobre. La Sala Stampa riferisce che il nodulo è emerso durante controlli di routine; Bruni annuncia il ricovero al Policlinico Gemelli per il giorno dopo, «in tarda mattinata». La Prefettura della Casa Pontificia annulla tutte le udienze fino al 20 ottobre (B0807).
13 ottobre. Il Papa entra al Gemelli e nel pomeriggio viene operato dall'équipe di chirurgia toracica guidata dal prof. Margaritora (comunicazione del 13 ottobre). In serata il comunicato firmato da Carbone e Margaritora: «Per rendere l'intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L'esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori». L'intervento è durato circa 90 minuti, «è riuscito e non ci sono state complicanze» (B0809).
14-16 ottobre. Le comunicazioni quotidiane dei medici descrivono un decorso regolare: esami del sangue e radiografie nella norma, fisioterapia respiratoria, i primi passi in stanza, poi «la buona ripresa del polmone operato» e il «costante miglioramento delle condizioni generali» (14, 15, 16 ottobre).
17 ottobre. Il Papa viene «giudicato idoneo alla dimissione» (nota dei medici) e nel pomeriggio rientra in Vaticano. Lo stesso giorno Margaritora dice a Vatican News che l'operazione è stata «un intervento di routine» e che servono ancora circa dieci giorni per il pieno recupero (intervista).
18 ottobre. Dalla finestra del Palazzo Apostolico, al primo Angelus dopo il ricovero: «Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie!» e «adesso riprenderò gradualmente le mie attività» (B0820).
21 ottobre. In Piazza San Pietro, sotto la pioggia, la prima Udienza generale dopo l'intervento: «La prima cosa che vorrei dirvi è grazie! Grazie per il sostegno delle vostre preghiere» (testo della catechesi). In serata la nota sull'esame istologico definitivo.
Una scoperta «assolutamente casuale». Nell'intervista a Vatican News del 17 ottobre, Margaritora ha spiegato come è stato individuato il tumore: «La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente, perché facendo degli esami di routine all'addome, è stato scoperto, in torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta». Il Papa stesso, l'11 ottobre, aveva parlato di un nodulo individuato «in una fase molto iniziale e ben localizzato». La nota di oggi chiude il cerchio: la malattia «era localizzata» e la valutazione oncologica esclude ulteriori terapie.
Il valore della diagnosi precoce è un tema noto in medicina: quando una malattia viene individuata presto e resta circoscritta, le possibilità di intervenire in modo risolutivo sono in genere maggiori. Nel caso del Papa sono i medici a descrivere questo percorso: una scoperta casuale durante esami di routine, un intervento radicale, nessuna terapia successiva. Non sono stati diffusi altri dati clinici e il calendario dei controlli futuri non è stato comunicato.
Il viaggio in Sudamerica. Il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù è in programma dal 6 al 17 novembre, ma dopo l'intervento la Santa Sede non lo ha ancora confermato ufficialmente. Il 17 ottobre Margaritora aveva detto: «direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto», una valutazione medica e non una decisione della Santa Sede. Oggi a Lima il nunzio apostolico in Perù, Paolo Rocco Gualtieri, ha detto a EWTN News: «Questa mattina il Santo Padre ha tenuto l'udienza generale e lo abbiamo visto ristabilito. Il viaggio è confermato. Lo aspettiamo con tanta gioia» (traduzione nostra) (EWTN News). Secondo le fonti locali, le tappe sarebbero l'Uruguay dal 6 all'8 novembre, l'Argentina dall'8 all'11 e il Perù dall'11 al 16, con la Messa alla base aerea di Las Palmas a Lima il 16 novembre. Il governo peruviano attende una nuova missione vaticana il 26 ottobre. La notizia di oggi rende il viaggio più probabile, ma la parola finale spetta alla Santa Sede.
Cosa non sappiamo. La nota non indica il calendario dei controlli successivi né se il programma del viaggio subirà modifiche; la Santa Sede non ha diffuso un annuncio ufficiale sul viaggio dopo l'intervento.
#LeoneXIV #Vaticano
Fonte: Sala Stampa della Santa Sede

