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La Chiesa· Reportage originale

«Venite ad me», il documento della Dottrina della Fede in cinque punti

Ripartire dal kerygma, evangelizzare gli adulti, fare i conti con il digitale: le Considerazioni sulla trasmissione della fede approvate da Papa Leone XIV

22 ottobre 2026 alle ore 20:18
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Papa Leone XIV alla finestra del Palazzo Apostolico (foto d'archivio) / Pope Leo XIV at the window of the Apostolic Palace (file photo)
Papa Leone XIV alla finestra del Palazzo Apostolico (foto d'archivio) / Pope Leo XIV at the window of the Apostolic Palace (file photo)

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato oggi, giovedì 22 ottobre, «Venite ad me. Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d'epoca» (Bollettino B0828). Il titolo riprende le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).

Il punto di partenza è una constatazione: in molte parti del mondo la fede non passa più da una generazione all'altra come accadeva un tempo. Il testo, 144 numeri in otto capitoli più introduzione e conclusione, precisa subito il proprio genere: sono «Considerazioni» e non una «Nota dottrinale». Lo scopo è «stimolare la riflessione ecclesiale e l'impegno pastorale attorno alla trasmissione della fede», senza «la pretesa di chiudere la questione» (n. 8).

1. Ripartire dal kerygma. Il documento si presenta come il rilancio di un invito che Papa Leone XIV ha rivolto ai Vescovi italiani nel giugno 2025: «In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma» (n. 4). Il primo annuncio viene riassunto così: «Gesù Cristo vivo ti ama e ha dato la sua vita per salvarti» (n. 76). Non deve essere «una pura trasmissione di contenuti», ma un annuncio «"performante"», capace di toccare realmente il cuore di chi lo riceve (n. 77).

2. La famiglia non basta più: evangelizzare gli adulti. Pur restando importante in alcune regioni dell'Africa e dell'Asia, la trasmissione della fede in famiglia «si è interrotta in molte parti del mondo» e il passaggio alle nuove generazioni «non avviene più in modo, per così dire, "automatico"» (n. 38). La conseguenza indicata è netta: servono «l'evangelizzazione degli adulti e il superamento di un'azione pastorale concentrata unicamente sulla catechesi dei bambini e degli adolescenti» (n. 42). Il testo osserva anche che molti bambini e adolescenti si allontanano dalla Chiesa subito dopo l'iniziazione cristiana, segno che la catechesi «fatichi ancora a trovare i cammini più adeguati» (n. 79).

3. La «sovranità dell'io» e la fede «fai-da-te». Il Dicastero descrive una «cultura inedita» che esalta la «"sovranità dell'io"» e alimenta un individualismo sempre più accentuato (n. 56). Sul digitale e sull'intelligenza artificiale il giudizio è doppio: le nuove tecnologie offrono «possibilità inedite di evangelizzazione», ma la proposta di fede rischia di essere «disincarnata» e di spingere le persone a costruirsi una fede «"fai-da-te"», modellata sui propri gusti «anziché sull'insegnamento della Chiesa» (n. 60). L'analisi passa in rassegna Europa, America del Nord, America Latina, Asia e Africa (nn. 47-52).

4. Segni di speranza, senza trionfalismi. Il documento segnala il numero crescente di conversioni e ritorni alla Chiesa nelle zone più secolarizzate. Cita il caso della Francia: secondo un'indagine per la Conferenza episcopale, gli adulti battezzati nel 2026 sono cresciuti del 28% rispetto all'anno precedente e sono più che triplicati rispetto al 2016; la grande maggioranza ha meno di 40 anni (n. 63). Ma invita alla prudenza: molti neofiti, poco dopo il Battesimo, «ritornano a uno stato di indifferenza pratica», e vanno evitati «atteggiamenti trionfalistici» (n. 64).

5. Linguaggio, testimonianza e alcune «attenzioni». Per essere efficace, la trasmissione della fede deve diventare «una relazione interpersonale coinvolgente»; con le parole dell'Esortazione Christus vivit di Papa Francesco, «va privilegiato il linguaggio della vicinanza» (n. 81). Il capitolo VII elenca alcune attenzioni specifiche: la pietà popolare, l'omelia, il volontariato, i grandi eventi, le scuole e le università cattoliche, l'impegno ecumenico. Tra queste, l'esigenza di «permettere alle donne di accedere in quei luoghi dove vengono prese le decisioni importanti per la vita della comunità»: il Dicastero ricorda di aver studiato il tema e di aver affidato le conclusioni al Papa tramite la Segreteria del Sinodo (n. 116). Il testo chiede inoltre un'indagine specifica «sul repentino declino del cattolicesimo nei Paesi in cui esso era profondamente radicato» (n. 119).

Chi lo firma e l'approvazione del Papa. Il documento è firmato da Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e da Armando Matteo, segretario per la Sezione Dottrinale. Papa Leone XIV lo ha approvato nell'udienza del 21 agosto 2026, memoria di Papa Pio X, e ne ha ordinato la pubblicazione. Il testo era stato deliberato nella Sessione Ordinaria del Dicastero il 24 giugno 2026. Porta la data di oggi, 22 ottobre, memoria liturgica di San Giovanni Paolo II.

Il contesto. L'incarico, spiega la conclusione, era arrivato da Papa Francesco «nell'ultimo periodo della sua vita» ed è stato poi rinnovato da Papa Leone XIV (n. 138). Il testo cita più volte la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, e indica tra gli stimoli a procedere più rapidamente anche il Giubileo della Redenzione del 2033 (n. 3). Hanno contribuito molte Conferenze episcopali (n. 6); secondo una fonte del Dicastero citata da ACI Prensa, ha risposto circa il 70% delle Conferenze consultate. L'ultimo capitolo raccoglie testimonianze di persone che hanno scoperto o riscoperto la fede, inviate dai Vescovi: dalla Colombia al Giappone, dalla Slovacchia all'Angola.

La nostra flash di oggi:

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Fonti: Bollettino B0828 · Testo integrale di «Venite ad me» (vatican.va) · Vatican News · ACI Prensa

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Fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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